Incentivo fiscale che premia gli investimenti in tecnologie avanzate, digitalizzazione e sostenibilità
Il nuovo iper‑ammortamento rappresenta una delle svolte più significative introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 per chi investe in tecnologie, impianti produttivi e soluzioni energetiche. Lo strumento prevede una maggiorazione fiscale fino al 180% per gli investimenti produttivi, superando la logica dei crediti d’imposta tipica di Transizione 4.0 e 5.0, più direttamente collegato alla riduzione dell’IRES/IRPEF. L’obiettivo del nuovo iper-ammortamento è sostenere le imprese che investono in tecnologie avanzate, digitalizzazione dei processi e soluzioni orientate alla sostenibilità, offrendo incentivi fiscali mirati.
A chi è rivolto
La misura è pensata per sostenere la competitività delle imprese italiane in una fase in cui digitalizzazione, automazione e sostenibilità energetica non sono più opzionali. Il beneficio si applica a una platea ampia: tutte le imprese con reddito d’impresa, indipendentemente da settore e dimensione, purché in regola con sicurezza, contributi e normativa vigente.
Cosa cambia con il nuovo iper‑ammortamento
Il meccanismo dell’iper‑ammortamento tradizionale, basato su una maggiorazione percentuale del costo dei beni strumentali, viene progressivamente sostituito da crediti d’imposta più flessibili e calibrati su diverse categorie di investimento. Questo passaggio risponde alla necessità di:
- rendere gli incentivi più accessibili anche alle PMI;
- semplificare la gestione fiscale;
- allineare le agevolazioni agli obiettivi europei di digitalizzazione e sostenibilità.
Quali beni risultano agevolabili
Le nuove misure mantengono la logica delle precedenti: sono incentivati i beni strumentali materiali e immateriali che migliorano l’automazione, la connessione e il controllo dei processi produttivi. In particolare:
- macchinari interconnessi e sistemi IoT;
- sistemi di controllo qualità con IA;
- software gestionali e piattaforme per l’integrazione dei dati;
- infrastrutture digitali: cybersecurity OT/IT, edge computing, reti industriali, calcolo per IA;
- tecnologie per monitoraggio energetico, efficienza e riduzione degli sprechi;
- impianti da fonti rinnovabili;
- soluzioni che abilitano manutenzione predittiva, simulazione e analisi avanzata.
Differenze tra Transizione 4.0 e 5.0
Le due fasi condividono la spinta alla digitalizzazione, ma si distinguono per finalità e criteri di accesso:
- Transizione 4.0: incentiva l’adozione di tecnologie digitali e l’integrazione dei processi produttivi. Focus su automazione, interconnessione, dati.
- Transizione 5.0: aggiunge un livello ulteriore, legato alla sostenibilità energetica e ambientale. Gli investimenti devono dimostrare un miglioramento misurabile in termini di riduzione dei consumi, efficienza e impatto ambientale. Inoltre, gli Allegati IV e V ampliano il perimetro dei beni agevolabili, includendo infrastrutture digitali avanzate, sistemi di IA, piattaforme di sostenibilità e componenti meccatroniche ad alta efficienza.
Questa evoluzione porta le imprese a non limitarsi alla digitalizzazione, ma a ripensare i processi in chiave ecologica e responsabile.
Perché questo tema è rilevante oggi
Il nuovo quadro degli incentivi è attivo per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con possibilità di rientrare anche per ordini e acconti versati prima del 2026. In un contesto di incertezza energetica e trasformazione digitale, la misura offre:
- un incentivo più generoso rispetto ai crediti d’imposta recenti;
- un perimetro di beni molto più ampio;
- la possibilità di finanziare anche impianti rinnovabili autonomi;
- una logica fiscale più prevedibile e legata alla vita utile del bene.
Rappresenta quindi un’opportunità strategica per le imprese che vogliono modernizzare la produzione, ridurre i costi energetici e rafforzare la propria competitività.





